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Ogni settore dell’edilizia ha la sua specifica normativa di riferimento che regolamenta i diversi interventi. Insieme alla parte normativa, relativa sia al Testo Unico in materia edilizia sia alle diverse norme regionali, fondamentali per attuare le opere edilizie sono anche le autorizzazioni amministrative.

Infatti, i titoli abilitativi principali a cui le attività edilizie sono subordinate, sono il PDC (Permesso di Costruire) quindi l’autorizzazione concessa dal Comune per procedere a modificare il territorio in conformità al piano urbanistico di riferimento, la CIL (Comunicazione Inizio Lavori), la CILA (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata) e la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività).

Il PDC

Permesso di Costruire (art. 10 Testo Unico Edilizia) viene richiesto in occasione di nuove costruzioni, interventi di ristrutturazione urbanistica e ristrutturazione edilizia che apporti modifiche volumetriche o di cambio destinazione d’uso all’edificio precedente e rilasciato in seguito all’esaminazione della domanda da parte dell’amministrazione comunale.

La CIL

Comunicazione di Inizio Attività (art. 6 Testo Unico Edilizia) è prevista limitatamente per le opere temporanee ossia quegli interventi che soddisfano esigenze temporanee e che vengono rimossi non dopo i novanta giorni dal termine della necessità

La CILA

Comunicazione Inizio lavori Asseverata (art. 6 bis Testo Unico Edilizia) è richiesta nei casi di interventi di manutenzione straordinaria leggera ove non siano coinvolte parti strutturali dell’edificio.

La SCIA

Segnalazione Certificata di Inizio Attività (art. 22 Testo Unico Edilizia), invece, è fondamentale richiederla quando gli interventi in questione sono un po’ più invasivi. Ad esempio, nel caso di interventi di manutenzione straordinaria, di interventi di restauro e di risanamento conservativo che vadano a coinvolgere parti strutturali dell’edificio.

Anche la CILA che la SCIA vengono presentate all’amministrazione comunale insieme all’asseverazione del progettista ossia di colui che progetta e attesta la conformità dei lavori. Questa presa di responsabilità però, permette di iniziare subito con l’avvio del cantiere senza dover attendere la conferma comunale a differenza del caso di richiesta del Permesso di Costruire.

Tuttavia, è presente anche il regime di Edilizia libera per la quale non sono necessarie tutte le determinate autorizzazioni viste finora.

In questi casi continueranno ovviamente a essere valide le autorizzazioni relative alle norme di sicurezza, di antincendio, antisismiche, sanitarie, di occupazione del suolo e così via… le quali devono essere sempre richieste.

Nello specifico, tutti gli interventi citati nell’art. 6 del D.P.R. 6 giugno 2001 n.380 o Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di Edilizia, sono possibili senza le autorizzazioni comunali. La lista concerne interventi edilizi di manutenzione ordinaria, di miglioramento degli impianti, di rinnovamento delle aree pertinenziali, di eliminazione delle barriere architettoniche e opere temporanee e stagionali.

Inoltre, gli interventi edilizi si suddividono in interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria ed entrambi hanno necessità diverse. Per esempio, per l’avvio dei lavori straordinari è necessario avere la SCIA, non richiesta per la manutenzione ordinaria.

Più dettagliatamente, nell’art. 3 del Testo Unico sull’Edilizia vengono distinti principalmente 4 tipologie di interventi:

  • Interventi di manutenzione ordinaria: riguardano tutta una serie di attività, le quali hanno lo scopo di mantenere totalmente efficiente nel tempo la struttura, i pavimenti, gli infissi e gli impianti degli edifici attraverso la riparazione, il rinnovamento, la sostituzione delle finiture e il mantenimento dell’efficienza degli impianti tecnologici.
  • Interventi di manutenzione straordinaria: comprendono interventi più sostanziali e consistenti riguardanti il rinnovamento e la sostituzione di parti anche strutturali di un edificio così come l’integrazione di servizi igienico-sanitari e tecnologici.

Inoltre, queste modifiche non devono però comportare cambi di destinazione d’uso all’edificio o modifiche volumetriche delle varie unità immobiliari.

  • Interventi di restauro e risanamento conservativo: finalizzati alla conservazione dell’edificio e al mantenimento della sua funzionalità attraverso opere che consentano destinazioni d’uso compatibili con esso.
  • Interventi di manutenzione straordinaria pesane ossia interventi di ristrutturazione edilizia: volti a modificare e trasformare un edificio che sarà in parte o totalmente diverso dal precedente.
  • Interventi di nuova costruzione: relativi alla trasformazione urbanistica e edilizia del territorio che non rientrano nelle precedenti categorie come, ad esempio, la realizzazione di impianti e infrastrutture, la costruzione di manufatti edilizi interrati o prefabbricati, la realizzazione di depositi di merci o di materiali, gli interventi di urbanizzazione primaria e secondaria non svolti dal comune e così via.

Per quanto riguarda il cambiare la destinazione d’uso di un edificio, per esempio un’abitazione che diventa un’attività commerciale, la procedura da seguire dipende da quali modifiche strutturali il cambio destinazione genera al carico urbanistico.

Generalmente questo intervento viene associato a una ristrutturazione edilizia e quindi subordinata a Permesso di Costruire.

Ciò avviene a meno che il cambio destinazione si verifichi nella stessa categoria come, per esempio, da un ristorante a un bar; in questo caso il cambio d’uso è ammesso e ci si può avvalere della CILA anziché del PDC.


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